Egregio Presidente, Gentile Ministra
con la recente pubblicazione del
DPCM 21/11/2016 – peraltro emanato con ritardo e modalità
difformi dalle previsioni dettate
dagli artt. 12 e 18 del d.lgs 177/2016 – si sono formalmente avviate
le procedure di mobilità del
personale del Corpo Forestale dello Stato. L’intera gestione delle quali
è stata come noto demandata al
portale www.mobilità.gov.it, al quale i lavoratori coinvolti dovranno
rivolgersi entro il prossimo 28
Dicembre, dopo aver preso visione delle liste dei posti disponibili e
delle relative tabelle di
equiparazione tra i ruoli delle FF.PP. e quelli delle altre PP.AA., per
compilare le proprie domande.
Un sito, quest’ultimo, che a causa
di ripetuti inconvenienti “tecnici” si è già reso inaccessibile ai
lavoratori interessati per alcuni
giorni, aggiungendo altre e pesanti limitazioni al già ristretto termine
di 20 giorni imposto per comunicare
la decisione maturata, decisione di per sé drammaticamente
difficile da assumere.
Risulta, peraltro, che il menzionato
portale segni alcuni limiti nelle procedure di sicurezza atte a
verificare la reale identità di chi
accede e compila le domande; che la lista delle sedi disponibili, già
sensibilmente ridotte, non
specifichi l’esatta ubicazione fisica del futuro posto di lavoro del
dipendente ma solo l’ambito
regionale, non garantendo inoltre alcuna reale possibilità di scelta, in
quanto non prevede neppure una sede
per ogni qualifica in ogni Regione; che il personale del
C.f.S. destinato a transitare
nell’Arma dei carabinieri, o ad altre amministrazioni dello Stato (PS,
VVF, GDF, MIPAAF), non ha ancora
avuto alcuna comunicazione afferente la propria futura sede
di lavoro, e men che meno l’entità
del proprio eventuale assegno perequativo. Tutte circostanze
che allo stato rendono impossibile
al dipendente ponderare razionalmente la scelta, se accettare o
meno le assegnazioni individuate dai
Decreti del Capo del Corpo, oppure accedere alla mobilità
con il DPCM.
Questa è l’ultima criticità
registrata, in conseguenza all’emanazione del D.lgs. 177/2016 che
prevede (in pessima applicazione
della Legge 124/2015) la soppressione del CFS
e l’assorbimento di un intero Corpo
di polizia nell’Arma dei carabinieri in poco più di tre mesi, con il
passaggio di tutti i beni mobili ed
immobili, e di gran parte del personale a quest’ultima, con tempi
inconciliabili con le disposizioni
contenute nel decreto stesso, con il pericolo, incombente e per
nulla trascurabile ad avviso della
scrivente, di paralizzare l’intera attività di Polizia Giudiziaria e
Amministrativa in campo ambientale
ed agroalimentare, che è appunto attualmente garantita per la
gran parte delle attività dal
personale del Corpo Forestale dello Stato.
Appaiono inoltre, a nostro giudizio,
non marginali le questioni delicate riguardanti una possibile
grave ingerenza e, comunque, l’interferenza
importante nelle funzioni costituzionalmente
assegnate alle Regioni in tema di
tutela del patrimonio naturale e ambientale, Regioni deprivate di
un interlocutore utile ed efficace
quale si è dimostrato in questi anni il Corpo Forestale dello Stato;
e non sfugge a nessuno la incongrua
situazione che si verrebbe a determinare nella sopravvivenza
di corpi di polizia forestale e
ambientale ad ordinamento civile nelle Regioni a Statuto Speciale e
nelle Province Autonome, in
contrasto con il nuovo assetto previsto dal Decreto 177.
Resta e per intero il nostro
giudizio critico circa la scelta di procedere forzatamente e senza fornire
alcuna alternativa, alla
militarizzazione dello status di circa 7.500 donne e uomini e il loro
“intruppamento” nell’Arma dei
Carabinieri e nella Guardia di Finanza, per la prima volta nella storia
della Repubblica, in controtendenza
con la legislazione vigente – a partire dalla Legge 181/81 e
con gli orientamenti europei e la
giurisprudenza su simili amministrazioni di altri Paesi dell’Unione
Europea.
In ragione delle argomentazioni
invero solo molto sinteticamente declinate, che rischiano
seriamente di alterare la qualità e
l’efficacia dei servizi prestati alla comunità nazionale, pare più
che ragionevole a questa
Organizzazione Sindacale invitarVi a considerare l’idea di decretare un
rinvio di almeno sei mesi dei
termini previsti dal D.lgs. 177/2016.
Una siffatta dilazione, cui magari
accompagnare l’apertura di un apposito tavolo di confronto,
permetterebbe al governo di
elaborare soluzioni diverse e più efficaci per la riorganizzazione delle
funzioni di polizia previste dal
d.lgs.177/2016.
Laddove fosse ritenuta condivisibile
e sensata la proposta avanzata, e venisse accordato con
apposita previsione normativa il
rinvio di almeno sei mesi dell’applicazione dei contenuti del
predetto decreto legislativo,
insieme alla disponibilità ad aprire in quest’arco temporale un tavolo di
discussione, la Fp Cgil si
renderebbe certamente disponibile a sospendere temporaneamente le
procedure avviate per la
presentazione dei mille e più ricorsi raccolti fino ad oggi tra il personale
suo malgrado coinvolto dalla decisione,
per subordinarne la presentazione all’esito del confronto.
Si resta in attesa di un cortese
cenno di riscontro.
Con viva cordialità.
Il Segretario Nazionale Fp Cgil
Salvatore
Chiaramonte