Tutto avremmo immaginato, meno che il brano “Anarchy in the U.K.” dei Sex Pistols diventasse l’inno di alcuni dirigenti INPS.
Nelle ultime settimane, infatti, da diversi territori continuano a pervenire segnalazioni circa una condotta “creativa” dei dirigenti territoriali, con richieste surreali rivolte alle lavoratrici e ai lavoratori.
Sarebbe fin troppo semplice ricordare che l’Istituto è uno: che esso ha una caratura nazionale, che il quadro regolamentare dei rapporti di sede non può essere soggetto a fughe in avanti da chi rappresenta la parte datoriale.
Ma per quanto semplice possa apparire, evidentemente il richiamo è d’obbligo. E sorprende che a farlo sia solo la FP CGIL, mentre le sigle firmatarie del contratto strepitano contro i dirigenti trinariciuti, rei – udite, udite! – di non cacciare con vigore dai tavoli quanti hanno rifiutato l’elemosina offerta da Zangrillo & c.
Questione di priorità. Ma andiamo a vedere le casistiche.
C’è il dirigente che chiede continui report a chi opera in sede. Perché la tentazione di declinare il processo produttivo alla stregua del Grande Fratello orwelliano era evidentemente troppo grossa: e allora via alle liste lavorate in presenza, giù coi report settimanali, magari con la misurazione incrociata dei tempi per capire chi produce di più e meglio. Strappo su strappo, finché non si scuce tutto, ventilando l’ipotesi che chi non si adegua potrebbe incorrere in una brutta pagellina…
C’è, poi, il dirigente dal grilletto facile, quello che minaccia di sospendere AULA ogni tre per due, pronto a mostrare i gradi per innescare devozione e ubbidienza. Un personaggio pirandelliano, che ha letto solo un capitolo del Principe di Machiavelli e si colloca in quella zona grigia in cui si confonde l’autorevolezza con l’autoritarismo.
C’è, ancora, quello che lascia sospese le dimissioni di un responsabile per eludere il problema, minando in tal modo il fondamentale rapporto di fiducia che dovrebbe tenere in piedi qualunque macchina organizzativa. E ledendo l’utenza, chiamata a confrontarsi con qualche anima pia che ha rimesso il mandato e ha perso ogni motivazione.
C’è, infine, quello che chiede la firma dei dipendenti in calce alle comunicazioni con l’esterno, siano esse PEC, mail o linee INPS. Ci chiediamo se per l’ascolto dei Sex Pistols, questi abbia almeno scoperto l’esistenza dei CD (altro che Spotify…), considerando come nell’epoca dei social qualunque cittadino, letteralmente: qualunque cittadino, possa facilmente rintracciare la lavoratrice/il lavoratore che firma la missiva, avviando un carteggio pericoloso e inquietante. Il nostro tratto distintivo in INPS è la matricola, non il nome e cognome!
Questo è quello che succede lontano dalla Direzione Generale, dove di contro si esalta “il salto nel futuro” compiuto dall’Ente.
La domanda, allora, torna di moda: chi controlla i controllori?
Coordinatore nazionale FP CGIL INPS
Giuseppe Lombardo